Falchi: tra i vicarielli di Napoli si cerca di essere persone migliori.

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I Falchi sono Peppe e Francesco. L’amicizia che lega i due va ben oltre un semplice rapporto di lavoro. Francesco ha un debito con il passato che non riesce a scontare, un errore che gli ha appesantito la coscienza per sempre. Peppe non si ritiene una brava persona, per quello che ha fatto e per quello che fa.
Traendo in inganno lo spettatore, I Falchi inizia come un film omaggio alle forze dell’ordine, in cui sembra che chiunque sia fuori da questo mondo non possa capire tante cose, come ad esempio la necessità del compromesso, che porta inesorabilmente chiunque sia coinvolto a sporcarsi le mani. La realtà è però ben diversa.
I Falchi, infatti, parla di qualcosa di molto più complesso, di come in realtà molto spesso quella del compromesso possa essere la migliore delle scuse.
Peppe infatti ha una doppia vita. Oltre che essere un falco, manda avanti un piccolo business nel mondo dei combattimenti tra cani: il suo nome è famoso per la capacità di addestrare dei veri e proprio campioni. Un duro, in apparenza privo di sentimento ed incapace di creare legami, tossico tanto da rendere guerriero il cane di un caro amico morto suicida senza averlo mai addestrato.
Francesco, incapace di lasciarsi il passato alle spalle, molto più empatico, sull’orlo della disperazione, è pronto a tutto pur di espiare le proprie colpe.
Il tutto consiste nell’aiutare una ragazza cinese, posseduta nel vero senso della parola da un mafioso. Aiutarla però significherà per lui doversi mettere proprio contro il suo compagno di sempre, e proprio a causa di un cane.
A fare da contorno a due personaggi agli antipodi e messi a tenersi disperatamente in equilibrio tra bene e male, è la totale mancanza di fronzoli. Il film infatti è asciutto, con poca musica, diretto e coinvolgente.
Si faccia poi attenzione al finale, che potrà piacere o meno, ma che sembra comunque voler dare una speranza e dire che una seconda possibilità la meritiamo tutti.

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