Kong: i mostri esistono.

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D 53098-05 King Kong. Obligatory Credit - CAMERA PRESS / Universal / Jerry Watson. A scene from the remake of the classic film 'King Kong'. Pictured in 2005.

È improbabile che qualcuno non abbia mai sentito parlare di King Kong, opera cinematografica e relativo mostro passati alla storia come qualcosa di innovativo ed inimitabile. È altresì improbabile che qualcuno non ne abbia almeno sentito parlare, e non abbia visto qualche stralcio, qualche immagine di uno scimmione innamorato di una bellissima donna, soggiogato da un impresario che crede di essere “incappato” in un incredibile colpo di fortuna, ribelle, arrampicato su un grattacielo, pronto a lottare fino alla morte con aerei e mitragliatrici per arrendersi solo alla fine ad un destino già scritto: se vi manca questo pezzo di storia del cinema, dovreste davvero impegnarvi a recuperarlo.
Roberts, con il suo Kong, riscrive totalmente quanto visto e detto fino ad ora del gigantesco e fortissimo primate. Ammiccando infatti a Godzilla di Edwards, film uscito nel non tanto lontano 2014, Kong viene elevato ad un ruolo del tutto nuovo, quello di Dio, nell’accezione più umana e pacifista del termine.
Siamo verso la fine della guerra più sporca della storia, quella del Vietnam, ed i soldati sono pronti a tornare a casa, se non fosse che un’ultima missione li aspetta, molto semplice almeno sulla carta: dovranno fare da scorta militare ad un gruppo di studiosi, intenti a portare avanti delle ricerche cartografiche su un’isola su cui Dio non ha portato a termine la creazione.
Per portare avanti queste ricerche si useranno cariche sismiche, ovvero delle vere e proprie bombe, soluzione preferita dagli americani da sempre.
Naturalmente, al padrone di casa, Kong, questo non può andare giù, e la risposta è tanto veloce quanto letale, portando alla morte quasi tutta la spedizione. I superstiti si dividono sostanzialmente in due gruppi, chi vuole scappare e chi, con a capo il colonnello Packar, seppur non molto convinti, vogliono vendetta per i compagni uccisi dal mostro.
Per la prima volta, la storia di Kong viene totalmente rivoluzionata, a dispetto degli infiniti remake e presunti sequel portati sullo schermo (ultimo nel 2005). Qui non si parla più di un animale vittima dell’uomo, ma di un’entità padrona del proprio contesto, portatore sano di equilibrio su di un’isola che altrimenti sarebbe vittima di animali ben più pericolosi, incarnazione di un pensiero a tratti politico e profondamente critico nei confronti della storia del paese guerrafondaio per eccellenza.
Non sarà un caso se la lezione più importante verrà proprio da un soldato, pronto a spiegare come i nemici si trovano solo quando si cercano.
Unico punto in comune con il classico del cinema è la donna: per quanto forzato, è infatti qui che il vecchio ed il nuovo Kong si incontrano, nel momento di mettere in salvo una vita. Nel 1933 Kong lo faceva prima di morire, per puro amore, risultato di un’antropologizzazione del mostro rivelatasi essere una buona parte della sua fortuna, oggi, invece, nel tentativo di salvare una vita, senza velleità umane, ma puramente divine.
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