Palazzo San Giovanni: l’alternativa innovativa nel cuore di Cava de’ Tirreni

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Nel cuore di Cava de’ Tirreni, una delle città della provincia di Salerno, compresa nell’area del Parco Regionale dei Monti Lattari e nota per un centro storico dai contorni architettonici evocativi, è nato Palazzo San Giovanni, struttura che ospita un ristorante, una pizzeria, un lounge bar e un rooftop bar.

 

( Ingresso di Palazzo San Giovanni sul corso di Cava de’ Tirreni)

L’idea è fiorita nel Complesso Monumentale di San Giovanni, la cui costruzione risale al periodo compreso tra il XV ed il XVI sec.

( una dei lati della Complesso )

Nato come convento, nel 1861 la struttura divenne un asilo, una scuola elementare ed infine un carcere. Anni di abbandono hanno condotto alla rinascita del Complesso, a seguito di lavori di riqualificazione e di restauro, voluti e gestiti dall’Amministrazione della città.

( Una parte dell’ampio giardino)

 

 

(Lato bar piano terra)

Palazzo San Giovanni rappresenta dunque il fiore all’occhiello di un monumento storico che è punto di riferimento per Cava de’ Tirreni anche per la realizzazione di mostre, eventi e manifestazioni pubbliche. L’ingresso luminoso dal corso principale conduce su una ampio giardino dalla forma quadrata che dona, al visitatore/ospite, un senso di spazio e di libertà di movimento. Le luci proiettate sulle pareti degli edifici accompagnano sino all’ingresso della struttura.

Un’offerta della ristorazione che mette d’accordo tutti perché è possibile scegliere con tranquillità ciò che maggiormente si preferisce mangiare. Aperitivo, cena, post cena, drink, caffè o qualsiasi altra bevanda si preferisca, a Palazzo San Giovanni è possibile contare su una zona bar al piano terra, con un’ampia sala per accomodarsi, su un lato interamente dedicato ai cocktail ed ai drink in generale al primo piano.

               

 

(Angolo bar al primo piano)                                     (Sala interna per eventuali feste private)

 

In un angolo riservato della sala di ingresso vi è uno spazio adibito a vineria, destinata a feste o ricevimenti privati. Nel percorso che porta al primo piano è possibile ammirare l’esposizione dei prodotti tipici, locali e non, adoperati nelle cucine. Al secondo piano le sale per gli ospiti della pizzeria e del ristorante sono separate ma richiamano lo stesso design, minimale ma allo stesso tempo fine.

 

 

( Sala pizzeria)

Ciò che colpisce è la decorazione del soffitto: luci bianche sono adornate con foglie selvatiche lungo una rete, che evoca la sensazione di trovarsi in un giardino fuori dal tempo La terrazza al secondo piano è da sperimentare anche fuori stagione: la vista sul cortile centrale regala la piacevole sensazione di potersi regalare un salto nel passato.

 

Il locale è dotato di una cantina che offre una vastissima varietà di vini provenienti da ogni regione italiana ed appositamente divisi in base all’importazione. La particolarità sono sicuramente le ampie vetrate che la circondano e la temperatura controllata della stanza a cui sono mantenute le bottiglie.

(La cantina)

I piatti del menù ristorante sono affidati alle abili mani di Antonio La Cava e Mattia De Rosa.

 

(Esempio di antipasto)

 

(Uno dei dolci realizzati dagli chef dalla casa)

L’impasto della pizza affonda le sue radici nell’esperienza e nelle mani di Nicola Chiacchiera e Daniele Di Capua, in passato pizzaioli di Capri Blu, noto locale presente sia a Castellammare di Stabia che a Torre Annunziata. “Per l’impasto della nostra pizza utilizziamo la tecnica del riposo a massa, ovvero non la tagliamo subito in panetti ma lasciamo che l’impasto riposi per diciotto ore a temperatura controllata ( circa 4°). Successivamente lo si lascia stemperare a temperatura ambiente e poi stagliato cioè formiamo i panetti”, ha spiegato Nicola Chiacchiera, “Viene lasciato lievitare per quattro o cinque ore. Terminata questa fase possono essere lavorati”, ha concluso Chiacchiera. “La nostra pizza non ha un cornicione alto come ultimamente realizzata la maggior parte delle pizze nei locali gourmet di recente apertura. In questo modo si rischia di ridurre la parte centrale dedicata al condimento. Preferiamo badare ai sapori ed anche agli odori”, ha affermato Daniele Di Capua.

 

 

 

(Nicola Chiacchiera e Daniele Di Capua)

 

 

 

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