Una mano che sembra dischiudere una porta, da cui un volto seminascosto guarda l’osservatore. È l’opera che l’artista pompeiano Nello Petrucci ha svelato e completato dal vivo in occasione dell’inaugurazione di “The Touch of Vision”, la sua prima mostra personale a Bologna, presso la galleria Portanova12. Si tratta di un’esposizione catartica e sperimentale che nasce dall’urgenza di diffondere “il verbo dell’amore” in un periodo storico segnato da conflitti, divisioni, paura, perdita di senso e smarrimento.
L’opera di grandi dimensioni, inserita nel progetto della galleria P12 Big Canvas e realizzata con la tecnica dell’halftone, accoglie il visitatore e sintetizza il messaggio di “The Touch of Vision”. Le due fasce laterali sono dominate da un espressionismo astratto, un turbine di colori (rossi, blu, gialli) che rappresentano il “rumore” del mondo, i conflitti, la perdita di senso e lo smarrimento. L’atto di schiudere, invece, non sta solo compiendo un gesto, ma sta esercitando una forza. È una mano che “afferra” che tiene aperta una porta, che invita a non chiudersi in sé stessi. Sopra la mano, emerge un occhio che guarda direttamente verso l’osservatore. Questo è il vero “Tocco della Visione”.
L’occhio che osserva verso l’esterno rompe la “quarta parete” dell’arte: non siamo più noi a guardare il quadro, ma è il quadro che, attraverso quel varco faticosamente aperto, guarda noi. “The Touch of Vision” (curata da Massimo Cattafi e visitabile fino al 7 marzo 2026) invita a riscoprire noi stessi in relazione agli altri, attraverso un linguaggio ispirato dall’amore. Petrucci inizia mettendo in scena, “fuori e dentro porta”, una parata di manifesti su cui è impressa, in 26 idiomi differenti, la scritta: “Più amore, per favore”. Un messaggio semplice, diretto, quasi infantile, ma proprio per questo universale e necessario. È un invito a riappropriarci della nostra intelligenza emotiva e a ripensare in modo propositivo le relazioni umane, diffondendo “il verbo dell’amore” come possibile innesco di una trasformazione culturale profonda, senza perdere di vista ciò che ci rende umani e senza dare nulla per scontato.
Alla composizione delle affissioni, Petrucci affianca una fragile e intima installazione, costruita come una costellazione minimale di frammenti mnemonici: carte, parole, tracce d’immagini, pensieri, emozioni. Un vero e proprio archivio emotivo del qui e ora. Ogni elemento è immerso e sospeso in un liquido puro, che lo rende simile a una reliquia contemporanea: un frammento autentico di esperienza e memoria. Presi singolarmente, questi elementi sono tracce isolate; insieme, compongono un orizzonte più ampio, ispirato dall’amore per la vita. Ne nasce uno spazio in cui fermarsi, riflettere, prendere respiro e ripartire. Un luogo dove rimettere il cuore in gioco, verso un’idea di umanità illuminata dal tocco della visione. Nello Petrucci è street artist e filmmaker. La sua ricerca unisce arte visiva e impegno sociale, con progetti esposti in diversi Paesi del mondo, in contesti sia istituzionali che urbani. Porta avanti il progetto Art Helps People, attraverso il quale trasforma l’arte in uno strumento di aiuto concreto in contesti socialmente fragili.
