“La valle dell’Inferno” , viaggio attraverso il Parco Nazionale del Vesuvio.

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I primi due sentieri del Parco Vesuvio, il numero 1 ed il numero 2, partono entrambi da Ottaviano. La città è tagliata in due verticalmente, da una strada che negli anni sessanta andò a ricoprire, inscatolandolo,  l’alveo borbonico che da monte porterebbe il surplus di acque meteoriche ad una vasca di raccolta. La strada si chiama via Ottaviano Augusto nel centro urbano, Via Valle delle Delizie nella parte che dopo il palazzo Mediceo ascende al Monte Somma.valle,inferno,vesuvio

Il sentiero sulla carta parte dal Palazzo del Principe di Ottajano, la settecentesca dimora della famiglia de Medici che domina il centro abitato. In realtà il sentiero parte da qualche chilometro più su, bisogna oltrepassare una sbarra posta alla fine di Via Valle delle Delizie, subito dopo un ristorante, il Villa Giovanna. Il cammino inizia con un tratto di 500 ml di strada asfaltata e mura di contenimento in cemento armato che si insinua in una fitta pineta con gli alberi ben allineati, quasi a voler impressionare il visitatore col tentativo dell’uomo che cerca di organizzare a suo modo la natura. La strada sale monotona e stancante sino a quota 450 metri slm dove l’asfalto finalmente cede il passo alla terra sterrata, le ordinate filari di pini soccombono al caos equilibrato di castagni, querce e delle onnipresenti robinie. Finalmente il sottobosco si manifesta, rigoglioso e variegato così come vuole la natura di questi luoghi tanto ricchi ed antichi. Poco distante dalla strada sterrata si incrocia il “Vallone del Piscinale” (così chiamato per la massiccia portata di acque meteore, che lo aveva fortemente segnato e che grazie all’impianto di una piccola foresta di Pini come il pinastro, il pino nero, il pino silvestre piantati da studiosi forestali sia per testare alcune varietà di conifere al di fuori dei loro contesti di origine, ma soprattutto per diminuire la furia delle acque, con enorme successo di resa e durata, hanno praticamente annullato il fenomeno erosivo, creando un ecosistema unico formato da alberi provenienti da zone fredde in un clima Mediterraneo.) nonché la vecchia salita che portava allo stradello intercomunale prima della realizzazione del sentiero in questione. valle,inferno,vesuvio I muri in cemento diventano murature a secco, le cosiddette macere realizzate a mano agli operai  che prendevano la pietra in loco e la mettevano in opera seguendo una tecnica antichissima, la stessa delle mura greche con uno stile che ricorda l’opus incertum romano e che a distanza di decenni resistono immutate nelle forme e nelle funzioni. Le prime mura che si incontrano sono difatti accostate al vecchio fronte basaltico, frutto di una antica eruzione del Somma, dalle quali sono state cavate. Oggi queste affascinanti opere accolgono buona parte delle piante pioniere che caratterizzano la natura del Somma, tra le quali una in particolare le disegna col suo caratteristico stile, l’Ombelico di Venere, caratteristica pianta della famiglia delle succulente, con le foglie circolari a foggia di moneta con una protuberanza al centro dove si unisce al picciolo, le lunghe spighe fiorali che spaziano dal crema al verde, al rosa cupo . Durante questo tratto sono molteplici gli endemismi che si incontrano, come l’Acero Opalus napolitananum che in autunno si colora di rosso per l’alto contenuto tannico delle foglie, una piccola radura di Ontani napoletani Alnus cordata, con le foglie ovate e vischiose e le pignette (achenoconi) caratteristici frutti legnosi. Il sentiero continua nel suo tortuoso cammino, fino al largo Angelo Prisco; crocevia dove una lapide ricorda ai passanti il sacrificio del giovane sottufficiale della Guardia di Finanza, immolato sull’altare della difesa dell’ambiente da cacciatori di frodo senza scrupoli, che non esitarono a spegnere la vita di un giovane ambientalista. Al crocevia del finanziere  si intercetta lo Stradello Intercomunale.valle,inferno,vesuvio

Tutti coloro che camminano i sentieri, che salgono verso il Vesuvio dal Monte Somma, sono costretti a camminare per un tratto lo stradello intercomunale di quota 750 metri slm.  Questo stradello che taglia in orizzontale tutto il Monte Somma, si dirama dalla strada Matrone nel versante di Ottaviano per arrivare fino ad Ercolano passando per  Trecase, Terzigno, S. Giuseppe Ves., Somma Ves, Santanastasia, Massa, Pollena, San Sebastiano, Ercolano. Un tempo effettuava il periplo di tutto l’edificio vulcanico. Visto che un sentiero va a nord , in direzione di Somma Vesuviana, per rispettare il sentiero prescelto si cammina verso sud per un lungo tratto pianeggiante dove lo scenario cambia notevolmente, cambia la natura dei luoghi e dalla strada montana, nel mezzo di boschi mesofili si passa ad un lungo tratto caratterizzato ai lati del largo stradello da fitte pinete e ginestreti della varietà Aetnensis. Il panorama si apre dinnanzi e la visuale staglia sulla piana campana che va dal nolano al nocerino, dove gli Appennini, che con l’appendice dei Lattari scendendo a mare, lambiscono l’isola di Capri e sembrano accogliere le cittadine sottostanti. Il sentiero, che per forza di cose dovrà essere ripercorso anche al ritorno, confluisce in un largo piazzale privo di vegetazione, eccetto per una radura di pini, a forma circolare, che sembra fatta apposta per ospitare con la sua ombra coloro che vi giungono.valle,inferno,vesuvio

Il piazzale è dominato dal purpureo cratere del Vesuvio, che anche se non più fumante, con la sua forma  par intimorire tutto ciò che giace vive e prospera ai suoi piedi. Da questo punto inizia il periplo della caldera del vulcano la “Valle dell’Inferno”, ( così chiamata in passato per la desolazione dell’area desertificata dalle eruzioni, dalla consistente presenza di fumarole alternate a dicchi lavici che come dolmen si erigevano dalla terra nera, come idoli sacri di remoti culti religiosi, l’accostamento all’inferno, all’epoca era d’obbligo, oggi è una rigogliosa valle ricca di ginestre aetnensis, dei carbonai, di Leopardi, calicotome, ispaniche, vescicarie, che nei mesi di fioritura con un dolce profumo inebria per la forte intensità e tingono ogni dove di giallo se non fosse per il colore vivo della Digitale o Pseudovaleriana Rossa che rompe la monotonia con sprazzi di violaceo), che si è formata a seguito di una delle devastanti eruzioni di tipo Pliniano, caratteristiche di questo vulcano. La sua formazione è dovuta sia alla violenza della fuoriuscita del materiale lavico, che erode parte del cratere preesistente, sia al parziale collasso dello stesso a margine della violenta eruzione. Il percorso continua in direzione nord, iniziando a camminare sul dorso del Somma verso i Cognoli; il termine cognolo era in uso un tempo nel campo metallurgico ed era riferito alle incrostazioni che si formavano sui crogiuoli durante la fase di riversamento dell’alluminio, oggi rappresentano la parte sommitale di un rilievo vulcanico, montano roccioso e collinare.valle,inferno,vesuvio  Cammineremo i Cognoli di Ottaviano, che tanto caratterizzano la sky line del Somma, si giunge così presso il Taglio, una forra di circa 30 ml di lunghezza e 10 di profondità, una fenditura creatasi all’interno della colata di lava del 1929 che per ultima scese in direzione di Terzigno. La lava, detta “a corda” è caratterizzata da una forma particolare, quella delle grosse cime di navi arrotolate e sovrapposte con un punto in cui la forma ritorta della lava prende le sembianze di un trono che domina le vallate sottostanti. Il “trono” è chiamato il salto della Poiana (Buteo Buteo), un rapace di grosse dimensioni al vertice della catena alimentare della fauna locale, che soventemente vi troneggia ed ivi spicca il volo a caccia delle sue prede. Passata una nutrita stazione di Ontani Napoletani inizia la discesa che giunge nella Valle del Gigante dove un altro endemismo rende il panorama circostante unico, lo Stereocoulon Vesuvianum un lichene pioniere che disgrega la roccia consentendo alle altre piante di reperire con maggior facilità i minerali contenuti nel terreno. Il grigio lichene, rilevato per la prima volta nel 1956 sulle lave dell’eruzione del 1944, oggi la ricopre del tutto e inoltre riveste i materiali lavici di tutto l’edificio vulcanico, favorendo la rinaturalizzazione. valle,inferno,vesuvioIl percorso che cammina sotto la parete interna del Somma porta fino ad una scalinata che agevola la conquista della base del Vesuvio. La Valle dell’Inferno altro non è che la caldera del Somma-Vesuvio, o meglio il retaggio del vecchio vulcano, il Somma, che dopo una delle sue violente eruzioni, presumibilmente avvenuta circa tremilacinquecento anni fa, collassò su stesso dopo essere stato svuotato nelle sue viscere dal materiale igneo. Dopo aver ammirato la vallata ed il famoso Occhio del Diavolo, un buco creatosi in un fronte di lava intrusiva, scavata nel tempo dagli agenti atmosferici, si riprende il cammino in direzione sud sud-est, fino ad arrivare alla parte pedemontana del cratere sino al bivio con la strada Matrone, la vecchia strada che dopo la distruzione delle infrastrutture dal lato di San Sebastiano a seguito dell’eruzione del 1944, garantì l’ascesa al vulcano dei turisti, prima della riapertura dell’accesso dal lato di Ercolano.valle,inferno,vesuvio Tra robinie e ginestre inizia la discesa che ci porterà ad incrociare il sentiero del ritorno, ancora una volta la natura cambia assumendo in certi tratti una dimensione predesertica, caratterizzata da piante rare per le nostre latitudini come Helichrysum, il Glaucium o Papavero delle sabbie, la Romice rossa, piante colonizzatrici che lottano strenuamente contro una natura ricca di minerali e allo stesso tempo avara di acqua. Il panorama ci consente di affacciarci sul  golfo di Castellamare ed ammirare i Monti Lattari delicatamente immergersi nel mare con Punta Campanella e di riemergere nelle vesti della bella Licopetra, l’isola di Capri, che nella sua forma sembra una donna stesa sul fianco, ferma con lo sguardo perso tra Sebeto e Vesuvio, ammaliata dagli spettacoli dello “sterminator Vesevo” addobbato a festa così colorato dalle sue innumerevoli ginestre e vermiglie valeriane.valle,inferno,vesuvio

Arrivati al bivio che porta verso est,  camminando in mezzo a macchie di ginestra alternate a robinie, si scendono due tratti con delle gradinate fatte in legno, con una altrettanto comoda discesa parallela e tenendo di riferimento un piccolo colle ad est, uno dei tanti crateri secondari che contornano la caldera del vulcano,  si giunge allo slargo da dove è iniziato il periplo della Valle dell’Inferno, questo piccolo anello inteso come sentiero chiuso è davvero un piccolo gioiello, te ne accorgi solo quando ritornati nel piazzale della Legalità, in mezzo a quei pini messi in tondo la piccola statua di San Michele acquista un senso, valido al di là delle ragioni e delle religioni. Si capisce che quel posto è prezioso ed il suo valore va difeso scomodando anche le truppe celesti, Il Santo volge le spalle al cratere, quasi a fare da scudo  ai paesi sottostanti con le sue ali spiegate, la spada sguainata pronta a punire “Quis Ut Deus” chiunque metta in discussione l’Onnipotente e girandoti intorno vedi l’onnipotenza in ogni granello di terra, in ogni nero lapillo. Finalmente una certezza, almeno le truppe celesti vegliano su questo posto, su questi luoghi dove camminando si incontra di rado spazzatura, lattine, bottigliette e laddove accade è un onore raccoglierle per preservare intatto questo luogo. valle,inferno,vesuvio Ormai siamo a circa 45 minuti dalla sbarra di partenza, camminando e ripensando alle bellezze appena vissute è bello lasciarsi andare a se stessi ed ai propri pensieri, non resta altro che riguadagnare la strada già percorsa all’andata e che riporta indietro fino al piazzale dove culmina via Valle Delle Delizie in Ottaviano.