“I Vini di Indovino” Il sommelier recensisce il bianco dei colli friulani

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colli friulani

Collio Goriziano Bianco DOC, Clivi Brazan, I Clivi di Ferdinando Zanusso, 2001

Ci troviamo nel Collio Goriziano, precisamente sul versante sud del Monte Quarin, a Brazzano, nel comune di Cormons.
Si tratta di un’area particolarmente vocata alla viticoltura e riconosciuta come tale già in epoca precristiana. Soto il profilo geologico e termico il suolo è costituito da stratificazioni alternate di “Flysch di Cormons” (ossia marne provenienti da sedimentazioni marine e roccia arenaria egualmenti risalenti al periodo eocenico) e terra poverissima, con un clima fortemente caratterizzato dal regime dei venti e dall’influenza mitizzatrice del mare.
È qui che Ferdinando Zanusso, da sempre appassionato di vini, e dopo una vita passata a lavorare in giro per il mondo, decide di “mettere radici” acquistando nel ’94 una casa in collina con annessa una vecchia vigna di 2ha nel paese natale della moglie. Pochi mesi più tardi il figlio Mario, dopo la Laurea in Economia, decide di seguire le orme del padre: la passione di due comuni bevitori si tramuta in un impegno da produttori a tempo pieno ed ai primi 2ha di vigneti se ne aggiungono altrettanti, sempre lì a Brazzano e si giunge alla prima vendemmia nel 1996.
Poi, nel 1997, i Zanusso acquistano un’altra vecchia vigna nei Colli Orientali del Friuli, a 3 Km di distanza, al di là dello Judrio: 8 ettari sul versante sud della collina di Gramogliano, nel comune di Corno di Rosazzo.
Anche qui era annessa una casa colonica che, restaurata e completata di cantina interrata, è divenuta la sede dell’azienda.
Viticultori per scelta e non per tradizione: ogni decisione, quindi, è stata presa con grande cura.
Perché I Clivi? La parola clivi sta ad indicare i declivi collinari lungo i quali scorrono i filari delle viti.
La scelta dei vigneti in collina è stata dettata dalla ricerca delle migliori condizioni di esposizione e ventilazione. Si tratta rigorosamente di vecchie viti di varietà autoctone.
Non’è una scelta dettata dal “romanticismo” che evocano i termini autoctono e vecchio, ma bensì di un’attento ragionamento.bicchiere-di-vino-biancoLe varietà autoctone sono perfettamente acclimatate ed in simbiosi col terroir e, le vecchie viti, per la loro scarsa produttività (20-30 quintali/ha) e per il loro apparato radicale molto sviluppato, consentono di avere mosti dalla grande concentrazione e ricchi di sostanze estratte e sintetizzate dal sottosuolo.
La grande cura richiesta da queste viti, dove in alcuni casi si rendono necessari interventi mirati pianta per pianta, non ha giustificato  la pratica di trattamenti sistemici ed invasivi di natura chimica: motivo per cui, fin da subito, la conduzione dei vigneti è stata in regime biologico.
A tutto ciò si unisce la voglia di far venir fuori la forte vocazione territoriale, e la mano attenta del contadino/cantiniere che punta al più alto livello qualitativo possibile nel contesto dell’annata.
È così che in vigna si interviene con: potature corte, cimature limitate, trattamenti solo a base di rame e zolfo, esclusione di concimi chimici e irrigazioni di sostegno, vendemmia differenziata (per passaggi successivi) e raccolta a mano in cassette per evitare ossidazioni da prematuro schiacciamento.
In cantina invece: la vinificazione è preceduta da un’attenta cernita, poi pressature soffici, lunghe fermentazioni in acciaio ed a bassa temperatura condotte dai lieviti indigeni e senza macerazioni, maturazioni sulle fecce fini, nessuna filtrazione, chiarifiche per sedimentazione, imbottigliamento per gravità e tappatura manuale.
Come si traduce tutto ciò nel calice?
Quest’oggi ho avuto la fortuna di degustare una chicca dell’azienda, il Clivi Brazan 2001 140 mesi. È una versione del Cru Goriziano da uve Friulano in purezza, mantenuta in acciaio per più di 11 anni sulle fecce fini.
I vino si presenta con una luminosa e consistente veste dorata dai riflessi verdolini.
Il naso è di grande complessità e stratificazione. In primis tanti terziari: zolfo, cera, resina, erbe officinali, miele, idrocarburi e successivamente lievi accenni che rimandano ad una nespola matura. Il sorso è teso e senza fronzoli, sorretto da una grandissima freschezza e sapidità,  caratterizzato da una sorbevolezza ed una persistenza gusto-olfattiva senza pari: indugia a lungo richiamando per via retronasale le note di resina, erbe officinali e zolfo.
Ho avuto modo di apprezzare il Clivi Brazan 2001 140 mesi in un ampio calice intorno ai 12/14°C, dopo averlo precedentemente ossigento versandolo in una caraffa stretta ed affusolata con 2 ore di anticipo.

salmone affumicato che il sommelier abbina al Collio bianco
salmone affumicato che il sommelier abbina al Collio bianco

Personalmente ne consiglierei l’abbinamento con del Salmone Affumicato, ma solo dopo averci meditato a sufficienza per coglierne ogni singola sfaccettatura.

Rubrica a cura di: Antonio Indovino, Sommelier dello Yacht Club di Marina di Stabia, Responsabile del GDS AIS Penisola Sorrentina