Affaire Bob Dylan: la Montalcini dirime rissa tra nobels

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Sì o no? “…The answer is blowing in the wind”

La recente assegnazione del Nobel a Bob Dylan non ha suscitato polemiche solo tra i poveri mortali commentatori: le voci si sono levate anche da piani molto più alti, solo che noi non le potevamo sentire. Infatti, il gruppo di antichi Nobel che ogni tanto si riunisce per rimpatriate e pizze, anche quest’anno si è dato appuntamento per decidere l’ammissione al proprio paradisiaco consesso del cadetto assegnatario, una volta passato a miglior vita. (Avvertenza: di tutto quello che raccontiamo abbiamo fornito testimonianza fotografica.)

Attraverso la prescienza concessa alle sostanze divine, tutti erano preparati a una riunione infuocata: il barbuto Carducci si è fatto crescere ancora di più la barba, il magro Bergson

Carducci accusatorio
Carducci accusatorio

ha imbottito la giacca con cuscinetti salvavita e Dario Fo ha messo in borsa tarantella e putipù. Il Presidente Alfred Nobel dà inizio alla seduta. Subito Carducci (schifato come da foto) chiede la parola:-“Istae litterae non sunt. Et…”. Pirandello e Montale applaudono, non gli fanno finire la frase ma fanno eco al suo chiaro pensiero:-“Cazzo c’entra il cantautore con lo scrittore?”Thomas Mann, che in vita già promuoveva l’intercambiabilità di generi propugnando che uno scrittore di prosa è come un poeta, non aspetta neanche il permesso e punta loro il dito contro:-“Ja, Pirandello, denn dein Wort geschrieben wird, dann, ma Pirandello non coglie:-“Guarda, menomale che a te non ti capisco, vah, che di tanti ricchioni nei tuoi racconti, non hai mai detto che eri tu”. William Yeats, il poeta suggestionato dagli spiriti, cerca di riportare la questione sui binari sforzandosi di essere comprensibile (sguardo verso l’infinito come da foto):-“My friends, Tommy here voleva dire che la parola è varia, che “letteratura” non classifica un genere ma simply la parola con ambizioni narrative e…” Ma la voce del visionario, già intercalata da un brusio, all’improvviso viene interrotta dal risuonare di un ceffone: George Bernard Shaw ha sferrato il suo

Shaw schernitore
Shaw schernitore

attacco contro Montale (la posa come da foto):-“What an odd you are, che stupìdi, non capite che qui finalmente si suonerà?! God dammit guys, le silent pizzas hanno rotto!”  Montale gli risponde con un calcio nelle palle:-“ La poesia è poesia perché non ha bisogno della musica per essere musica” Bergson applaude sarcastico dall’alto della sua “Evoluzione Creatrice”:-“Ma bravò, bravò, ti dai la sappa sur le pieds e disci pure che ti piasce l’operà: te lo devo spiegare io, un philosophe, che Omero cantava con la lira?! Eh, alors vuoi dirmi che non dovevo avere il premio…? Che la philosophie non sta nella litérature?” E rincara:-“ Quello lì, Carducci, posso ammettere che parli, il est vieil e tra poco schiatta pure nell’aldilà, ma de toi…” Un urlo interrompe ancora una volta un proposito di discussione pacifica: Shaw ha causato la rottura di una mola al già periclitante Carducci, cui non è bastata la protezione della barba infoltita per attutire il colpo. Neruda, impietosito, soccorre il povero vecchio, chiede come si senta, lo supplica di non parlare latino perché è una lingua che in pronto soccorso nessuno conosce. Alfred Nobel conosceva già i suoi polli, ma non si aspettava che si sarebbe giunti al ricovero di uno di essi. Qualcuno si rivolge a Sartre, che il premio a suo tempo l’ha rifiutato:-“Non guardate me che io sono qui solo perché non ho un posto dove dormire”. Si cerca anche di coinvolgere altri, tipo sentire il parere di Hamingway, ma come al solito lui è ubriaco di Tequila.

Rimangono solo i nostri contendenti: i cuscinetti sotto la giacca di Bergson fanno la loro parte

Yeats lungimirante
Yeats lungimirante

e sembra che sia lui a darle più di tutti, finché Pirandello scopre il trucco e gli provoca una contusione alle costole. Nobel tenta di distrarre tutti dando l’ordine a Dario Fo di usare tarantella e putipù dei giullari, ma sortisce solo l’effetto di aumentare il casino. La voce di Yeats tenta ancora di argomentare:-“Ma amici, think of my prize’s reasons! Il premio si dà anche a chi (si schiarisce la voce, solenne ndr)con alta forma artistica ha dato espressione allo spirito di un’intera nazione”, diglielo Alfred, diglielo!” Ma anche a lui arrivano gli strali del destro di Thomas Mann, per sbaglio perché in questa battaglia non si distinguono più le fazioni. Elfride Jelinek minaccia con la sua penna di far diventare tutti personaggi senza nome e senza storia. Si intrasentono frasi tipo:-“Cojòn, parli tu che fai teatro!” :-“Yeah, dovresti essere di our parte, tu fai le parole per gli attori!” e non mancano gli

Montalcini alla carica
Montalcini alla carica

slogan:-“Abbasso i cantautori, viva i postiglioni!”e “Abbasso la massa, viva la baldracca”.Insomma, le Termopili. Ma quando l’arte non ce la fa, ecco che vengono in aiuto le verità della scienza. Alfred Nobel si vede costretto a chiamare il servizio d’ordine: Rita Levi Montalcini (in foto colta nel momento prima dell’entrata in azione).