Sorrento. Il sindaco Coppola: “L’intarsio sorrentino verso la candidatura Unesco”

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L’iscrizione nel Patrimonio Culturale Immateriale Campano, primo passo verso il riconoscimento internazionale
L’iscrizione della pratica artistica dell’intarsio sorrentino nell’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano è un traguardo storico, raggiunto dopo ben due secoli di storia di questo importante comparto artigiano. Ma è anche il passaggio propedeutico per candidare la tarsia al riconoscimento da parte dell’Unesco come patrimonio culturale immateriale.
L’annuncio è stato dato questa mattina, nel corso di una conferenza stampa che ha visto la partecipazione del sindaco di Sorrento, Massimo Coppola e del fondatore del Museo Bottega della Tarsia Lignea, Alessandro Fiorentino, promotori dell’iniziativa.
All’incontro con i giornalisti hanno preso parte istituzioni, vertici delle associazioni di categoria degli artigiani, degli operatori turistici della penisola sorrentina e del liceo artistico musicale “Francesco Grandi” di Sorrento, oltre a numerosi maestri intarsiatori.
“Turismo e cultura sono un binomio imprescindibile e su questi binari si muove la nostra azione amministrativa – ha esordito il sindaco Coppola – Il risultato raggiunto è di straordinaria importanza. Per la prima volta, nel corso della sua storia secolare, siamo di fronte ad uno strumento concreto e tangibile per valorizzare l’intarsio sorrentino. Una tradizione che abbiamo sempre sostenuto con iniziative e progetti mirati a rivitalizzare questa antica arte. E oggi stiamo raccogliendo i frutti del nostro lavoro, che ha sempre visto la sinergia di Alessandro Fiorentino e del suo Museo Bottega della Tarsia. Il prossimo passo sarà la candidatura della tarsia a patrimonio immateriale Unesco”.
Un riconoscimento, quest’ultimo, che certificherebbe a livello internazionale il valore di questa storica pratica artistica in termini di mantenimento della diversità culturale di fronte alla globalizzazione e di ricchezza di conoscenza e competenze che vengono trasmesse da una generazione all’altra.
“La storia dell’intarsio raggiunge il suo massimo splendore nel 1830 grazie all’opera di Luigi Gargiulo e di Michele Grandville, che attraverso le Esposizioni Universali diffusero la conoscenza e l’interesse verso le loro opere – ha ricordato Alessandro Fiorentino – Solo intorno al 1980 è iniziato una crisi del settore a causa della commercializzazione da parte di produttori cinesi di oggetti intarsiati, con il laser, per il mercato internazionale. Produzioni che ovviamente nulla hanno a che vedere con i saperi dei nostri artigiani che, per vincere la sfida, oggi devono rivolgere lo sguardo a produzioni più orientate al mercato come l’interior design, più che all’oggetto souvenir, e a convertire le botteghe anche a luoghi di formazione”.
La tarsia lignea, infatti, le cui origini si fanno risalire tra il XIV e il XV secolo, grazie all’opera dei monaci benedettini che abitavano il monastero di Sant’Agrippino a Sorrento, consiste nel tagliare e assemblare tutto rigorosamente a mano, piccoli tasselli di legno, andando così a creare mosaici, motivi ornamentali e figure. Una complessa lavorazione che da vita a oggetti e mobili di elevato pregio stilistico, con ricami raffinati e ricche decorazioni.