Con il carnevale arriva la lasagna. Ma c’è anche la versione vegetariana che rispetta ambiente e natura 

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Regina del carnevale a tavola, la lasagna, soprattutto in Campania, ha una tradizione legata strettamente alla carne, possibilmente di maiale. Si perché la lasagna partenopea senza polpettine non è tale. Lo conferma una lunga storia che parte dagli inizi del 1800, quando il gastronomo Ippolito Cavalcanti, nel suo ricettario in dialetto napoletano datato 1837, prevedeva strati di pasta intervallati da un gustoso sugo di carne con piccole polpette, fette di mozzarella o provola, formaggio grattugiato mescolato con zucchero e cannella. Quindi può sembrare fuori luogo parlare di lasagna senza carne o meglio vegetariana. Ma si sa che carne e vegetali sono le due anime della cucina. Le due facce della stessa medaglia. Le due versioni che possono dare un’alternativa al gusto. Stiamo parlando, quindi dello stesso piatto che può soddisfare più esigenze, non solo di palato; ma anche etiche e culturali. Infatti, sempre più persone scelgono di cancellare la carne dal proprio menù giornaliero. I motivi sono diversi, si parte dalla convinzione (sostenuta con forza da un luminare come il compianto Veronesi) che la carne non serve all’organismo umano, anzi, il suo abuso, è tra le maggiori cause di malattie anche gravi, fino ad arrivare ai motivi etici o religiosi che vedono gli animali come creature da rispettare e non da mangiare. Tutte opinioni fondate e rispettabilissime. Come sono rispettabili anche quelle dei buongustai che non vogliono rinunciare ad una fetta di profumato prosciutto o di una prelibata bistecca di Chianina. A patto però che gli animali siano allevati con cura, nel rispetto dell’ambiente, all’aperto, con i giusti spazi e non subiscano lo stress e una macellazione violenta che avvelena la carne. Ogni pietanza, dunque, ha la sua doppia versione che può soddisfare entrambe le visioni della vita e del cibo. E la lasagna si presta con molta efficacia a questa missione.  La lasagna, più spessa di una tagliatella, rettangolare o a nastro, è una delle più antiche forme di pasta che si conoscano. L’antenata dei primi piatti che hanno fatto grande la cucina nazionale. Condita con i sughi delle mille tradizioni regionali è uno dei simboli del made in Italy a tavola. Questo tipo di pasta fresca, dal destino artigianale e casalingo, ha assunto, oggi, la forma perfetta delle produzioni industriali e trovato il suo trampolino di lancio nella regione che ha la tradizione più antica e radicata, l’Emilia Romagna. In Campania, vive il suo momento magico, proprio in questo periodo, a carnevale e sicuramente può essere preparata anche senza carne. La sua versione vegetariana è farcita di soli ortaggi freschi che possono variare a secondo del gusto personale. Peperoni, piselli, zucchine, funghi, melanzane e carciofi possono essere gli ingredienti da utilizzare a proprio piacere. Poi ci sono la ricotta e la mozzarella che come in quella classica fa filare le fette ad ogni taglio. Infine c’è il sugo che in questo caso, di solito; ma non sempre, è la besciamella. Il risultato finale resta comunque una gustosa pietanza tipica dei giorni di festa.