“A sud ’e chesta vita” è il primo album della cantautrice partenopea Nes, che tra pop, cantautorato, swing e jazz, propone un manifesto di rinascita e verità, in cui la molteplicità diventa forza espressiva. Reduce da importanti esperienze, l’ artista si mette a nudo in un viaggio intimo che attraversa il Sud esistenziale, la psicologia e l’amore. In questa intervista più che un racconto la scoperta di un’anima.
Nel tuo album il Sud non è solo un luogo geografico, ma metaforico ed esistenziale. Perché c’è ancora tempo?
«Nel mio Sud ho sempre trovato “ancora tempo”. Possibilità, scelta soprattutto. Ogni volta che c’è la possibilità di scegliere, persiste il tempo. E quando il nostro tempo finisce, è la memoria a continuare»
Un album che vuole farsi racconto di vita ma vuole lasciare anche un messaggio. Qual è l’aspetto che hai voluto tornasse frequentemente?
«Non mi sono mai soffermata su un aspetto preciso, almeno non volutamente. Mi rendo conto riascoltando il disco intero e seguendo il suo percorso, che c’è stata la necessità di essere sincera con me stessa e con la vita. Emergono sicuramente temi di Verità e libertà che nascono dalla resa. C’è lotta, affermazione, c’è sentimento universale. Non riesco a scegliere un solo aspetto, se non appunto, la mia sincerità»
Matta davvero, borderline e altri riferimenti nascosti nell’album. Sentivi la necessità di accendere un riflettore sul tema psicologico?
«Si, decisamente. Anche qui non è stata una scelta strategica o pensata, è stato un flusso naturale che appartiene al mio modo di essere soprattutto nella vita privata. Non ho potuto far a meno di manifestare il mio carattere analitico anche nelle canzoni. Matta davvero e Borderline descrivono funzionamenti che, attivamente o passivamente, consciamente o inconsciamente, direttamente o indirettamente, abbiamo conosciuto tutte e tutti»
C’è anche l’amore nel tuo album, raccontato con libertà, ma anche con la consapevolezza della mancanza. Cosa significa per te amare?
«Che domandone. Amare credo sia un’arte come ci insegna Fromm. Ed io sto ancora imparando. Forse non si smette mai. Il confine tra bisogno e desiderio è molto labile qui. Soprattutto la matrice cristiana che abbiamo come retaggio, inevitabilmente ha inserito la moralità vicino a questa parola. Ed io non so ancora se è giusto. Posso dire di amare profondamente i bambini e gli animali. Forse è per me la forma d’amore più libera che ho provato e che provo»
Interprete, cantautrice, pianista e performer. L’album è l’esordio ma non sei un’esordiente. Dalle tante esperienze fino al palco con Rocco Hunt. Cosa ha unito tutti questi momenti?
«Semplicemente la musica che ho dentro. In ogni esperienza ho dato la musica che avevo. C’è una frase che ripeto nella mia testa prima di salire su un palco: “con tutta la musica che ho!” Ha forme d’espressione diverse a seconda dell’esperienza, ma la mia fame è sempre la stessa»
