Paisiello, la musica del nostro patrimonio

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C’era un tempo in cui tutti venivano a Napoli per osservare da vicino il progresso dei tempi, ferveva la gloriosa scuola napoletana del Settecento: le corti italiane e straniere chiamavano i nostri per ascoltare cosa fosse musica. Gran parte di quegli autori era di origine pugliese, ma la “fuga dei cervelli” allora aveva direzione Napoli. Tra questi c’è Giovanni Paisiello. In occasione del bicentenario della morte, al Pio Monte della misericordia la rassegna Eliconapoli con Eduardo Savarese ha scelto di dedicargli un incontro con Paolo Isotta come relatore:-“Un compositore talmente importante che non aveva come protettori né San Giovanni né San Gennaro ma Napoleone in persona: Ferdinando IV al ritorno dall’esilio dopo la Rivoluzione dovette per forza perdonargli di non averlo seguito per garantirsi l’appoggio dell’imperatore.”

Paisiello è conosciuto soprattutto come autore di opere comiche in dialetto come il Socrate Immaginario. Qui viene presa in giro la maestà di don Tammaro, pedante “filosofo” di corte; la frase cardine “àndron apànton Socrate sofòtatos” (Socrate è il più saggio di tutti gli uomini), viene parodiata in “àndron apàntalon sòreta scrofòtatos”. Ma la sua produzione spazia dall’opera seria (Fedra) alle messe sacre (scrisse metà della messa dell’incoronazione di Napoleone) ai concerti per pianoforte e orchestra all’opera di mezzo carattere (Nina pazza per amore) e non ha mancato di influenzare Verdi, Rossini, Donizetti.

Un aneddoto che esemplifica bene la sua personalità non proprio limpida narra che quando Ferdinando IV organizzò il funerale a papa Braschi prigioniero di Napoleone, Paisiello senza scomodarsi fece eseguire la stessa Missa defunctorum suonata in occasione del funerale per Giovanni Osch, generale napoleonico massacratore dei cattolici in Vandea. Ma era anche capace di visionarietà, come nell’opera “Il mondo della Luna” : Ecclitico, un astrologo truffaldino, mette in scena un’elaborata farsa con finti abitanti della Luna

Paisiello
Paisiello

per sposare una delle figlie di Buonafede e far sposare l’altra figlia con l’amico Ernesto (indicativo è il preludio così “spaziale” del II atto).

Il San Carlo celebra Paisiello con vari appuntamenti: “La grotta di Trofonio” e “Zenobia in Palmira” al Teatrino di corte e un concerto dei fiati del teatro tutto dedicato a lui. Un’ occasione valida per riflettere su un passato che volenti o nolenti ci scorre dentro: certo nessuno a sentire la zampogna del recitativo del pastorello nella Nina non potrà non avvertire un sussulto di appartenenza.