“I Vini di Indovino”: Il sommelier recensisce il Cerasuolo che profuma di Africa

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Cerasuolo Di Vittoria Classico DOCG, COS, 2012

Siamo nell’estremo sud-orientale della Sicilia, in quella porzione di terra dove le barriere architettoniche e la vegetazione generano colori, profumi e sapori della vicina Africa.
Qui c’è Vittoria, una città della provincia di Ragusa. Il suo territorio è chiuso tra i fiumi Ippari e Dirillo, e degrada dolcemente dai monti Iblei al Mar Mediterraneo. La differenza di altitudine rispetto alla zona collinare del Ragusano determina temperature tendenzialmente più miti. Questo fattore ha influito notevolmente sullo sviluppo delle principali colture del territorio Vittoriese e della piana di Comiso, rendendo difatti la zona assai ambita nel corso dei secoli.
Chiunque abbia conquistato queste terre ne è rimasto a sua volta conquistato. I popoli che si sono succeduti hanno lasciato la loro impronta, il loro sapere nelle tecniche di coltivazione antiche, come è antico il vino di queste terre.
L’Azienda Agricola COS è stata qui fondata, nel 1980, da tre amici e deve il nome all’acronimo dei loro cognomi: Giambattista Cilia, Giusto Occhipinti e Cirino Strano. Nei primi anni ‘80 presero in affitto da Giuseppe Cilia, padre di Giambattista, la vecchia cantina di famiglia e l’attigua vigna ad alberello nella storica località di Bastonaca. È un’eredità importante la loro, visto che si tratta di una terra che ospita la viticoltura da 3000 anni almeno: una sfida raccolta con grande umiltà e trasgressione al tempo stesso!
Si, avete letto bene: trasgressione, da intendersi come concezione del vino in forma artistica, come sintesi liquida della storia loro e della loro terra!
Non hanno seguito nessuna moda, soltanto la passione e la curiosità per un mondo che a quei tempi in Sicilia era ancora sconosciuto ai più. Hanno recuperato, trasmesso e migliorato con le conoscenze attuali, un prodotto d’eccellenza.
L’Azienda segue i principi dell’agricoltura biodinamica, un metodo di coltivazione basato sulla visione del filosofo Rudolf Steiner, che invita a considerare come un unico sistema sia il suolo che la vita che si sviluppa su di esso. Agricoltura biodinamica significa rispetto, significa non chiedere più di quanto la natura non sia in grado di offrire. È per questo motivo che in COS hanno sviluppato progetti che riguardano la fitodepurazione delle acque reflue di cantina e il compostaggio dei residui di potatura senza uso di sostanze chimiche né di preparati artificiali.
Nel 2003, terminati i lavori di restauro del caseggiato di Fontane, è iniziato il trasferimento graduale della cantina. Il 2005 è stato l’anno della prima vendemmia a Denominazione d’Origine Controllata e Garantita, unica in Sicilia. La vendemmia del 2007 ha invece inaugurato ufficialmente la nuova cantina ed ha segnato ancora una volta un capitolo importante nella storia di questa azienda, con il passaggio a 150 anfore di terracotta per la fermentazione maturazione dei vini: una delle più capienti nel suo genere. Negli anni Cos è divenuta il sinonimo imprescindibile del Cerasuolo di Vittoria, ma anche di rigore e qualità: a questa azienda, ed all’intuizione di tre amici, si deve la rinascita del comprensorio di Vittoria e dei sui straordinari vini.
Quest’oggi sono qui a parlarvi del Cerasuolo di Vittoria Classico del millesimo 2012,
ottenuto da Frappato di Vittoria e Nero d’Avola, nelle rispettive percentuali del 40 e 60%, allevati a spalliera e con potatura a Guyot. Le viti si trovano ad una altitudine di 240-250 metri s.l.m., hanno un’età media di 20 anni, una densità d’impianto di 5.000 ceppi per ettaro, e vegetano su un suolo misto caratterizzato da terre rosse, e da sabbie sub-appenniniche di origine pliocenica (di natura calcarea). La vinificazione delle uve avviene separatamente, in vasche di cemento vetrificate, con fermentazione spontanea e macerazione pellicolare. Successivamente il Nero d’Avola passa in botti di rovere di Slavonia per 12 mesi. Dopo l’assemblaggio il vino resta ad affinare ulteriormente in bottiglia per 6/12 mesi (secondo annata) prima della commercializzazione.
Nel calice ci troviamo dinanzi ad un vino dalla vivida e trasparente tonalità rubina dall’orlo granato.
Di grande intensità al naso, sprigiona profumi di violette, di prugne e ciliegie nere, di erbe aromatiche e balsamiche, di tabacco, di incenso ed accenni tostati che ricordano il caffè.
Il sorso è elegante e sontuoso, fresco e sapido, con un tannino comprimario ma di grande finezza.
Chiude con lunghi richiami balsamici e tostati.
Servito in un calice di media grandezza ed apertura, intorno ai 14/15°C, potrebbe ben accompagnare un piatto di Ravioli ai formaggi dolci con salsa di Porcini.                                            Antonio Indovino, Sommelier dello Yacht Club di Marina di Stabia, Degustatore Ufficiale e Responsabile del GDS AIS Penisola Sorrentina