Inaugurato ieri il murales dedicato al 15enne ucciso dai carabinieri durante un tentativo di rapina a Napoli

Pubblicità

‘Verità e giustizia’ c’è scritto alla base del murale che lo ricorda inaugurato ieri nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli; e verità e giustizia è quello che chiede la famiglia di Ugo Russo, il 15 enne ucciso dal carabiniere in borghese che reagì alla tentata rapina dello scorso 29 febbraio a Napoli.  Il grande dipinto (un 10 x 10 che ritrae un primo piano del giovane), opera della pittrice spagnola (ma napoletana di adozione) Leticia Mandragora, ha fatto molto discutere nei giorni scorsi alimentando le polemiche di chi in città ci ha visto un modo per mitizzare la malavita. Il comitato che ha promosso l’opera, sovvenzionata da una colletta di quartiere per circa 2500 euro, in occasione dell’inaugurazione del dipinto ha promosso un incontro con la stampa per spiegare le ragioni dell’iniziativa.  “Certo – e’ stato spiegato – è anche un segno della memoria verso un ragazzo cresciuto proprio in queste strade, che tutti conoscevano. Ugo aveva solo 15 anni e se ha commesso un grave sbaglio doveva avere la possibilità di misurarsi con quello sbaglio e di determinare la sua vita. Ci sono state diverse polemiche su questo murales, alcune le accettiamo perché l’arte serve anche per fare discutere, altre invece ci sembrano strumentali e ipocrite come quelle che accostano la vicenda di Ugo alle vittime della mafia. Retoriche intrise spesso del razzismo sociale che questa città raccoglie dal dibattito pubblico nazionale. Quasi tutti hanno criticato il murales senza vederlo da vicino, senza vedere lo sguardo scelto dall’artista per Ugo, senza interrogarsi se le parole ‘verità e giustizia’ debbano essere intese come una provocazione o addirittura una celebrazione e non piuttosto valori che dovrebbero essere garantiti dalla Costituzione della Repubblica”. Dal comitato è stato sottolineato come il murales sia stato realizzato facendo tutti i passaggi burocratici normalmente previsti.  ”Non c’e’ nulla di provocatorio o di illegale in questo murales – ha detto Vincenzo Russo, il padre di Ugo – come ho detto e’ un monito per gli altri giovani”