La storia millenaria degli agrumi. Dai primi frutti ancestrali agli ottimi limoni di Amalfi e Sorrento da cui nascono limoncello e delizie dolci  

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In principio furono il Cedro, il Mandarino ed il Pomelo. Poi vennero tutti gli agrumi che conosciamo. E non sono nati per caso. Ma sono il risultato della selezione millenaria, sia naturale, frutto dell’evoluzione, che dell’opera della mano dell’uomo. Infatti, gli agrumi che conosciamo oggi sono il frutto di incroci creati nei secoli dall’attività agricola. Le varietà sono infinite, ma discendono tutte da quei tre agrumi ancestrali originari dell’estremo oriente e sud est asiatico. Forse, fu il cedro ad arrivare per primo in Europa, ai tempi della Roma imperiale, quando i romani lo chiamavano Pomo di Persia. Furono poi gli arabi a portare limone e arancio amaro nel bacino del Mediterraneo, intorno al X° secolo. Mentre i portoghesi importarono l’arancio dolce nel XVI° secolo. Per il mandarino bisognerà aspettare l’inizio del 1800. Oggi gli agrumi sono coltivati praticamente in tutto il mondo dove il clima lo permette. Questi alberi che danno frutti che sono entrati nella nostra vita quotidiana, appartengono alla famiglia delle Rutacee e sono piante sempreverdi, tranne citrus trifoliata (un arancio molto resistente al freddo con la buccia del frutto leggermente pelosa) con fiori profumati. Ognuna delle sessanta specie di agrumi, ha molte varietà colturali, tra cui molti ibridi con caratteristiche differenti, formando un’infinita varietà. I loro frutti, gli agrumi che consumiamo comunemente, sono classificati come esperidi, cioè frutti carnosi, con polpa acida, succosa e divisa in spicchi, la parte bianca amara e spugnosa, e buccia spessa ricca di oli essenziali. Il periodo di maturazione copre buona parte dell’anno garantendo sulle tavole quasi sempre qualche agrume. I più comuni e utilizzati sono le arance, i mandarini, i limoni, i pompelmi, il limo, il bergamotto, i mandarini cinesi, i mandaranci ed il chinotto. E la loro fortuna in cucina è legata soprattutto alle marmellate ed al loro utilizzo in pasticceria; ma anche in preparazioni elaborate ai fornelli. Non a caso, gli agrumi, lungo la costa campana, con i loro alberi di limone e arance, caratterizzano tutto il paesaggio, infatti, furono gli arabi, con le loro invasioni, a piantare quei giardini e far conoscere il metodo di coltivazione che ancora oggi produce ottimi frutti. Tanto che sia in costiera amalfitana che in penisola sorrentina vi sono ben due limoni con il marchio di tutela e qualità Igp: lo Sfusato Amalfitano e l’Ovale Sorrentino. Ed entrambi vengono utilizzati per produrre due eccellenze tipiche del posto, il limoncello, bevanda alcolica famoso nel mondo e la delizia al limone, il dolce che profuma di zagara, dal gusto unico e inconfondibile. Poi ci sono le arance, le “bionde” sorrentine che hanno legato il proprio nome alla città del Tasso, grazie alla presenza di numerosi giardini che producono questo ottimo agrume che tutte le arance ha tante proprietà salutari, a cominciare dalla presenza di vitamina C che aiuta a combattere i malanni dei periodi più freddi. Proprio quando esse sono pronte e mature per essere gustate.