Il parere di Carmine Coletta, Presidente del Sannio Consorzio Tutela Vini
Si chiude con un bilancio molto positivo la partecipazione delle 33 aziende vitivinicole del Sannio alla 58ª edizione del Vinitaly. In una vetrina internazionale come quella di Verona, il comparto sannita ha saputo distinguersi non solo per l’eccellenza dei suoi vini, ma per una capacità narrativa innovativa che ha saputo fondere mixology, arte e promozione territoriale. Il padiglione dedicato al Sannio, infatti, oltre a ospitare la visita del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ha registrato una buona affluenza di buyer, esperti del settore e winelover, attratti da un’offerta che è andata oltre la semplice degustazione con eventi collaterali veri e propri ponti verso un pubblico nuovo.
A dimostrazione che il vino sannita è un ambasciatore di storia e innovazione, a conferma che il brand Sannio è oggi sinonimo di affidabilità e carattere unico. A fare da traino sono stati tre pilastri strategici: il viaggio nel solco del vaso di Assteas, un omaggio “liquido” al cratere che rappresenta il “Ratto di Europa” custodito a Montesarchio (Bn) nel Museo archeologico nazionale del Sannio Caudino e definito “il vaso più bello del mondo”. Quest’opera millenaria, che costituisce un unicum nel campo dell’arte e dell’archeologia, ha guidato i visitatori alla scoperta delle IG sannite, diventando protagonista anche nell’arte della mixology, capace di nobilitare i vini locali in una veste inedita in grado di intercettare le nuove tendenze del gusto. Angelo Zotti ha proposto un cocktail dedicato ad Assteas (a base di vino Aglianico del Taburno Docg) e Giallo Janara (a base di vino Falanghina del Sannio Doc), con l’aggiunta di altri prodotti sanniti come il vermouth, il gin, il bitter e il liquore Strega, capaci di disegnare un filo narrativo che lega la tradizione alla modernità; l’EnoArte: una performance artistica di Elisabetta Rogai che per le sue opere ha utilizzato il vino rosso al posto del colore, evidenziando il legame indissolubile tra cultura e agricoltura. L’evento ha visto anche la degustazione di due liquori sanniti, Amaral, a base di Aglianico Docg ed Euforja, a base di Falanghina Doc, entrambi prodotti da ‘Meraviglie Sannite’, di cui è anima Sandra Mastella e la presentazione “Discovery Sannio” nell’ambito dello spazio “Vinitaly Tourism”, uno dei progetti più rilevanti di Vinitaly 2026, che ha proposto convegni, degustazioni esperienziali e momenti di networking, diventando un osservatorio avanzato sull’evoluzione dell’accoglienza in cantina, del direct-to-consumer e dell’integrazione tra vino e turismo. All’attenzione della platea (quello sannita è stato l’unico consorzio di tutela vini a partecipare) è stato presentato un viaggio esperienziale che ha permesso di “immergersi” in maniera virtuale e sensoriale nel paesaggio beneventano, promuovendo il Sannio come destinazione enoturistica d’eccellenza.
Nella relazione di Pasquale Carlo, giornalista e scrittore enogastronomico, ha descritto il rito del vino attraverso un viaggio nella storia con l’invito a scoprire il Sannio pronto a accogliere i visitatori per offrire loro momenti semplici, autentici e ospitali in una terra che vanta rarità artistiche di prim’ordine, un paesaggio incontaminato e i frutti di un’agricoltura al passo con i tempi. “Nel Sannio coltiviamo emozioni: le radici di un’identità, la bellezza di un territorio”, quindi, non è stato solo lo slogan ma anche il manifesto con cui il Sannio Consorzio Tutela Vini ha proposto un pacchetto che oltre al vino (a cura della sommelier Rita Caporaso) ha deliziato i palati anche con i caciocavalli dell’azienda agricola Verrilli di Castelfranco in Miscano (Bn) e le salse e le creme di tartufo bianco dell’azienda Capasso di Tocco Caudio (Bn). Questo il commento sulla partecipazione al 58° Vinitaly di Carmine Coletta, Presidente del Sannio Consorzio Tutela Sannio: “Siamo molto soddisfatti dell’esperienza al Vinitaly, che si è conclusa con risultati estremamente positivi. È stata un’occasione preziosa non solo per valorizzare l’eccellenza dei nostri vini, ma anche per raccontare l’identità più profonda del nostro territorio. “Abbiamo scelto di portare con noi – ha aggiunto – un simbolo straordinario come il Vaso di Assteas, espressione autentica della nostra storia e della nostra bellezza, affiancandolo alle numerose iniziative promosse dal Consorzio. A questo abbiamo voluto aggiungere anche un’esperienza innovativa, con la creazione di un cocktail dedicato proprio al Vaso di Assteas, capace di unire tradizione e contemporaneità. Un modo per comunicare, in maniera integrata, cultura, tradizione e qualità. La risposta ricevuta da operatori e visitatori conferma che la strada intrapresa è quella giusta: fare sistema e promuovere un territorio nella sua completezza”.
