I numeri dell’alcol, tra rischi e falsi miti

Pubblicità

“Un bicchiere di vino al giorno” è una delle frasi must che tutti hanno sentito ripetere a tavola almeno una volta. Ma che validità scientifica ha questa sorta di prescrizione popolare?  Quali sono le abitudini, i rischi e le quantità consigliate in relazione all’uso di bevande alcoliche? La materia, sia dal punto di vista scientifico, che legislativo, è in perenne aggiornamento a causa della sempre maggiore consapevolezza degli effetti negativi che l’alcol ha sulla società ed anche sulle casse dello Stato.

Pillole statistiche

Il consumo di alcol è in diminuzione
Il consumo totale di alcolici in italia, rappresentato dalla linea blu, è in costante diminuzione. Fonte: OMS

Nel mese di marzo è stata presentata al Parlamento la relazione annuale del Ministero della Salute sul consumo di alcol e sugli interventi effettuati in Italia e nelle singole regioni, così come richiesto da un’apposita legge varata nell’anno 2001. I dati mostrano un calo progressivo del consumo di bevande alcoliche da parte della popolazione italiana, sebbene più di 34 milioni di persone abbiano dichiarato di aver assunto almeno una volta nell’arco dell’anno un alcolico. Insieme ai numeri, cambiano anche le abitudini dei consumatori, dato che sono in diminuzione i consumatori giornalieri (-9% in un decennio), mentre aumentano moderatamente i consumatori fuori pasto (+1,2 punti percentuali), soprattutto tra i giovani di età compresa tra 18 e 24 anni. In questa fascia di età desta particolare preoccupazione l’avanzamento del fenomeno del binge drinking, che consiste nell’assumere, lontano dai pasti, grandi quantità di alcol, fino all’ubriacatura. Si stima che addirittura 1 ragazzo su 5 ed il 7,6% delle ragazze siano dei binge drinker. Questa pratica è in assoluto la più pericolosa, in quanto coniuga l’introduzione massiccia di alcol nell’organismo con l’assenza di cibo, il che favorisce l’aumento dell’alcolemia ed incrementa il rischio di complicazioni varie. La Campania, rispetto ai dati nazionali, risulta essere in una posizione migliore, essendo una delle regioni col più basso tasso di ospedalizzazione legato a patologie causate dal consumo di alcolici. Inoltre le percentuali di binge drinker, di coloro che consumano alcolici fuori dai pasti e di soggetti a rischio secondo i criteri dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) sono inferiori rispetto alla media nazionale, soprattutto per quanto riguarda il sesso femminile.

Le abitudini nel consumo di alcol regione per regione
La popolazione campana ha delle abitudini alimentari in merito all’assunzione di alcol migliori rispetto alla media nazionale. Particolarmente bassa è la percentuale di binge drinker e la quantità di donne che bevono alcolici.

L’alcol modifica il metabolismo

L’alcol è considerata una sostanza deleteria per la salute a causa degli effetti nervini, che alterano le percezioni ed il comportamento del bevitore, ed è rapidamente e completamente assorbito a livello dello stomaco e dell’intestino tenue. L’etanolo, inoltre, è uno pseudo-alimento, perché, oltre a causare effetti negativi sul sistema nervoso, ha un contenuto energetico abbastanza elevato, di circa 7 kcal/g. Questa proprietà può rappresentare un problema nei grandi bevitori, perché l’apporto di calorie riduce la fame e porta l’individuo alla progressiva denutrizione, oltre che al progressivo incremento delle quantità di alcol assunte. I danni maggiori si hanno, oltre che a livello nervoso, al livello del fegato, che è l’organo deputato al metabolismo dell’etanolo, il quale viene trasformato in acetaldeide e poi in acido citrico, che può essere utilizzato in altri tessuti senza causare danni. Tuttavia, quando si eccede nel consumo di alcol, il fegato non riesce a convertire tutta l’acetaldeide in acido citrico, e questa viene riversata in circolo, pur essendo tossica. Le principali patologie connesse all’abuso di alcol, pertanto, sono la cirrosi epatica, l’accentuazione del diabete dovuta ad un’alterazione del metabolismo dei glucidi e le varie complicazioni neurologiche, che possono spingersi fino alla perdita della memoria e alla demenza.

Il falso mito del bicchiere di vino

Il vino è l'alcolico preferito dagli italiani
In italia il vino è di gran lunga l’alcolico preferito dalla popolazione. Fonte: OMS

Negli ultimi anni è stato sfatato il falso mito riguardante il famosissimo bicchiere di vino giornaliero, che nella cultura popolare sarebbe un metodo per prevenire molti mali. In realtà, se da un lato è vero che alcuni studi condotti negli anni ’90 hanno evidenziato che il tasso di mortalità tra chi beve basse quantità di alcolici è minore, sia rispetto a quello di chi eccede, sia rispetto al tasso di mortalità di chi è astemio, dall’altro c’è da dire che non è stato trovato ancora nessun meccanismo molecolare che giustifichi un rapporto di causalità. In altri termini il dato potrebbe essere frutto di abitudini collegate all’assunzione di vino, ma non del vino in sé. Nello specifico, spesso si sente parlare dei fenoli e delle loro proprietà, che favoriscono l’aumento dei livelli di HDL (il “colesterolo buono”) nel sangue e riducono il rischio di patologie cardiovascolari. Molti studiosi, in passato, hanno ritenuto che fosse proprio il contenuto in fenoli del vino, ed in particolare di resveratrolo, a determinare un abbassamento dell’incidenza di malattie cardiovascolari nei bevitori moderati di vino. Di recente molti studi, tra cui uno condotto dal dottoressa Tjønneland della Danish Cancer Society, hanno evidenziato che il vino non è così ricco di fenoli se comparato ad altri alimenti, come moltissimi vegetali, i quali ne contengono quantità di molto superiori. Inoltre, tramite studi di popolazione, si è visto come di solito le persone che assumono vino ed alcolici in quantità moderate siano anche quelle che prediligono una dieta equilibrata e ricca di vegetali. Ciò induce molti studiosi a ritenere che gli effetti positivi sulla mortalità in rapporto all’assunzione moderata di alcolici, non siano ascrivibili al vino in sé, ma alle abitudini alimentari collaterali del consumatore. In pratica, chi assume vino moderatamente solitamente mangia molte verdure, che contengono fenoli e quindi sarebbero queste ultime la fonte principale e determinante di fenoli e non la bevanda alcolica. Per di più, dal 2014, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha inserito l’astensione dall’alcol nel codice di prevenzione del cancro, poiché è stato appurato che l’etanolo favorisce l’insorgenza di alcuni tipi di neoplasie. Ovviamente il rischio è tanto più basso, quanta più accortezza si usa nel bere e non è particolarmente preoccupante se ci si attesta sui 10 grammi di etanolo al giorno –il famoso bicchiere di vino- seppure l’aumento del rischio si azzera solo ed esclusivamente azzerando la quantità di alcol introdotta. Quindi, la logica conseguenza di tutti questi studi scientifici, è che un bicchiere di vino rosso non fa grandi danni, ma non bisogna nemmeno aspettarsi grossi benefici, se non quelli derivanti dal piacere del palato.

Consumo di alcol nel mondo
La mappa rappresenta graficamente il consumo di alcol nei vari paesi del mondo. Tonalità di colore più intense indicano un maggiore consumo. In Italia il consumo pro capite annuo è di circa 6,1 litri, il più basso tra i paesi della UE. Fonte: OMS