The Lobster: quale animale vorresti essere?

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Un film asciutto, diretto, brutale, che da tantissimo allo spettatore, anche l’obbligo di riflettere, porsi domande e mettere in dubbio quelli che sono luoghi comuni diventati, agli occhi del regista greco Lanthimos e forse non solo, degli insegnamenti di vita.
David, dopo circa 12 anni di matrimonio, non prova più nulla per sua moglie, e la totale mancanza di affetto è reciproca. Ma nel futuro prossimo in cui ci troviamo, non avere un partner oltre una certa età non è legalmente consentito. Chi, per un qualsiasi motivo, si trova nella stessa situazione di David, viene ospitato per un mese e mezzo in un lussuoso albergo. Qui, in questo tempo, dovrà trovare l’amore, o sarà condannato alla trasformazione in un animale da lui scelto. Non a caso è il titolo del film: alla domanda su quale sia la sua scelta da parte della direttrice dell’albergo, David risponde che vuole diventare un’aragosta. Scelta particolare, dettata dalla longevità dell’animale e dall’amore che il protagonista ha sempre provato per il mare. La permanenza in albergo non è per nulla semplice. L’amore non è neanche insegnato, ma è letteralmente inculcato, attraverso insegnamenti, privazioni, prove che hanno dell’assurdo. David cerca di omologarsi, come fanno tutti, ma non ci riesce e decide di unirsi ai solitari, una sorta di ribelli che vivono nel bosco circostante l’albergo, che fa della solitudine il proprio mantra. Qui incontra una persona per cui, man mano, proverà un sentimento sempre più forte. Ma la comunità dei solitari non è poi così diversa da quella dei normali: anche qui ci sono delle regole dettate dal “buon senso”, indiscutibili, estreme, che fanno dei solitari un gruppo dittatoriale come quello dei normali.
Fondamentalmente The Lobster è un film di critica brutale a tutti quelli che sono i luoghi comuni, le vicende e le esperienze che qualsiasi persona deve affrontare quando si trova sola ad una certa età. Tuttavia, oltre a questo, è anche altro. The Lobster critica infatti il modo in cui l’amore viene concepito da un’intera società, il modo in cui l’amore viene interpretato: vedere nel partner un semplice accompagnamento nella vecchiaia, un modo per evitare pessimi incontri, ed un sistema per zittire il mondo circostante non è qualcosa che combacia alla perfezione con un così nobile sentimento.
Non scappa alla critica neanche il pensiero opposto, che vede nella solitudine più totale e quindi nel bastarsi in qualsiasi caso un modo di vivere disumano quasi quanto quello imposto dai normali. David non potrà fare a meno di sentirsi un estraneo anche qui.
Infine quello che viene messo in discussione è la conoscenza che si ha dell’amore stesso. La degradazione dell’amore a qualcosa di puramente fisico e conveniente non è altro che il risultato di una società votata al materialismo, alla disumanizzazione ed all’omologazione più totale ed estrema.
The Lobster rappresenta uno degli insegnamenti più forti che il cinema possa mai averci dato: l’amore, quello vero, quello che ha come primo scopo il far star bene, esiste solo quando non ci sono stupidi vincoli demagogici e sociali, e quando si ha la libertà di fare dell’amore una cosa propria.