Volturnus, Capuae, Casilinum ed altre storie…

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L’avevamo già incontrato in diverse occasioni: a proposito del Parco di Roccamonfina e del Matese, dell’oasi “Le Mortine”, dei Monti Trebulani, degli stagni costieri dei Variconi, luoghi lontani fra loro, ma accomunati da vari rami, sorgenti, affluenti, laghi, stagni ricadenti nel bacino del fiume Volturno.

E adesso è  proprio ora di parlare di lui: il Signore del Mezzogiorno, l’etrusco Voltumna o Veltumna, il “Volturnus celer”, la divinità dal “ceruleo ciglio”, colui che presiede a tutto ciò che scorre.  Il Volturno, monumentale fiume per lunghezza (175 km) e portata d’acqua, con un bacino idrografico di ben 5680 km2 (5° a livello nazionale). Nasce  in Molise, presso il Monte Meta, nel comune di Rocchetta al Volturno, attraversa il Matese, dopo il quale assume un aspetto meandriforme, formando una grande curva in prossimità della pianura di Alife. Dopo la gola di Triflisco, giunge nella pianura capuana, dove, a causa della scarsa pendenza, forma acquitrini, fino a sfociare presso Castelvolturno, dando luogo a una foce a delta. Nel suo lungo corso attraversa ben quattro regioni (Molise, Abruzzo, Campania e Puglia), riceve numerosi affluenti e tributari, di cui i maggiori sono i fiumi carsici Sava e Lete, provenienti dal Matese, il Calore, che a sua volta raccoglie le acque provenienti da parte del  Beneventano e dell’Avellinese. Accoglie nelle sue acque anche il fiume Isclero, prima di giungere a destinazione, cioè al Mar Tirreno. Nell’Alta Valle ha corso rapido e attraversa strette valli, forma aree igrofile e umide importanti, come quella de “Le Mortine”, di cui si è già raccontato.

Fu proprio attraverso questo fiume, grande e ricco d’acque, che giunsero gli Etruschi, intorno al IX secolo a.C., in un’area che mostrava già segni di occupazione risalenti ad epoche pre-protostoriche e fondarono Capua (presso l’odierna Santa Maria Capua Vetere), mentre uno scalo merci fluviale fu realizzato a Casilinum, (l’odierna Capua). Di quel periodo restano i ricchi corredi tombali e una fornace per la produzione ceramica, mentre il Santuario rinvenuto nel fondo Patturelli è già di epoca Sannitica, ovvero V secolo a.C.

Le famose Matres Matutae (statue in tufo rappresentanti ex voto, dedicati alla divinità della fertilità, la Mater Matuta) rinvenute nel fondo Patturelli, sono oggi conservate presso lo stupendo Museo Provinciale Campano (per il quale vi sarà una trattazione a parte), secondo per importanza solo al Museo Archeologico Di Napoli.

Altra splendida testimonianza della passata grandezza è il grandioso Anfiteatro capuano, con quattro livelli di arcate e riccamente decorato,  costruito fra il I e il II secolo d. C., che contribuiva a fare di Capua quell’“altera Roma”, per dirla con Cicerone, che contendeva la scena alla capitale. Città sempre ricca e florida, nella quale Annibale, nel 216 a.C. aveva fiaccato le sue truppe, finendo per rendere famosi quegli “ozi di Capua”, che in realtà avevano solo indebolito il suo esercito.

La città era conosciuta anche per la sua scuola gladiatoria, la quale aveva tenuto “a battesimo” Spartaco e i suoi compagni, che nel 73 a.C. si ribellarono al lanista Lentulo Batiato  per le inumane condizioni di vita cui erano costretti, dando vita alla più terribile delle guerre servili che Roma si trovò ad affrontare.

Che dire delle strutture della città antica? Sopravvivono pochi resti, quelli del Castellum aquae, del cosiddetto Arco di Adriano, resti di Domus gentilizie, un Criptoportico, un Sacello, Monumenti funebri, detti “La Conocchia” e le “Carceri vecchie”. A pochi chilometri di distanza un Mitreo, uno dei più importanti e antichi luoghi di culto affrescato, dedicato al dio Mitra. Basta salire un po’verso il Monte Tifata, a S. Angelo in Formis, per incontrare uno dei Templi più conosciuti dell’antichità, il Tempio di Diana Tifatina, rifunzionalizzato fra il VI e il VII secolo d. C. come Basilica dedicata a S.Michele Arcangelo, che ancora oggi conserva interessantissimi affreschi datati all’undicesimo secolo, di matrice bizantina.

L’antica Capua nell’alto medioevo  fu spostata: il suo baricentro divenne la moderna Capua, situata presso un’ansa del Volturno. Voluttuosa e ricca, fu rivestita di sculture,  marmi e decori di quella antica, spoliata per questo. Due Capue in luogo di una: la prima aveva gareggiato con Roma e aveva perso, la seconda s’innestava sulla prima, senza soluzione di continuità e ancora una volta tentava di risalire la china, ma non sarebbe mai più riuscita a tornare la Capua Felix di Cesare.